I GRANDI DEGLI ALL BLACKS: Richie McCaw

25 aprile 2018by Donato Basile0
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Un grande giocatore, un immenso capitano.

Le sue grandi qualità da leader:  by example e benchmark

Qualcuno lo indica come il più forte giocatore di sempre..

Richie McCaw è il giocatore più grande della storia del rugby.

Sì, è un’affermazione forte, perché è difficile avere un metro di giudizio, che rimanga valido attraverso il tempo, soprattutto dopo che il rugby ha iniziato la sua trasformazione, moltiplicando i test match e adattando le regole alla nuova realtà.

Da noi in Italia è ancora più difficile, perché soltanto negli ultimi anni abbiamo avuto la possibilità di vedere il rugby in televisione con costanza e quantità e quindi spesso dobbiamo affidarci a qualche piccolo ricordo, a qualche racconto, e a quanto nei nostri viaggi, in biblioteca o nel mondo, ci hanno regalato.

Ma lanciare Richie McCaw come migliore di tutti i tempi è un gioco a cui è divertente partecipare.

Proviamo a dare concretezza all’affermazione attraverso i numeri.

Vanta la partecipazione a quattro edizioni consecutive della Coppa del Mondo, con le vittorie nel 2011 e 2015. Benché già altri giocatori in precedenza abbiano vinto tale torneo più di una volta, McCaw è tuttavia il primo ad averla vinta due volte consecutive e in entrambi i casi da capitano. Primo giocatore del suo Paese a raggiungere le 100 presenze internazionali, è anche il primo rugbista al mondo (e a tutt’oggi l’unico) a vantare almeno 100 vittorie in gare internazionali[2] e 100 incontri da capitano[3]. Inoltre il 15 agosto 2015 è divenuto, con 142 incontri, il recordman di presenze internazionali, superando il precedente primato dell’irlandese Brian O’Driscoll[4]. È stato giudicato tre volte (nel 2006, 2009 e 2010) miglior rugbista dell’anno dall’International Rugby Board; al ritiro dall’attività, annunciato tre settimane dopo la vittoria della Coppa del Mondo di rugby 2015, vanta 148 incontri internazionali e 110 vittorie da capitano, entrambi record.

Con McCow la percentuale delle vittorie in gare internazionali è spaventosa: 89,93 %

Senza Richie McCaw la percentuale vittorie cala ad un più “umano” 71,42%.

Richie è stato capitano degli All Black dal 2004, non aveva ancora compiuto 24 anni, come Wilson Whineray, morto il 22 ottobre e ricordato da Vittorio Munari  come il più grande capitano All Blacks di sempre.

McCaw è sulla stessa strada di Whineray, per la qualità della leadership e dei comportamenti, che sono magari il tratto meno misurabile, ma che influenzano più di ogni altra cosa il raggiungimento dei risultati. Un esempio Whineray giovane capitano, con doti di leadership naturali, perché sulla fine degli anni cinquanta e all’inizio degli anni sessanta l’ambiente All Blacks era, per così dire, un po’ ruvido nei rapporti e uno “sbarbato” qualsiasi non poteva fare il capitano.

In McCaw le doti di leader erano dormienti. Ha imparato a fare il capitano, nonostante le delusioni e la critica. Da capitano ha infatti subito la sconfitta sportiva più grande, nel 2007 nel famoso quarto di finale contro la Francia.

Molti, dopo quel match, avevano sottolineato la sua inadeguatezza nel ruolo. Credo che nessuno, oggi, possa avere invece qualche dubbio, per come ha guidato gli All Blacks al titolo di campioni del mondo un anno fa.

Guidare con l’esempio e con alti rendimenti:

Ha saputo giocare andando oltre la soglia del dolore, con un piede fratturato, moltiplicando il rendimento dei compagni che gli stavano accanto.

E’ il classico modo di essere leader che gli anglosassoni definiscono by example.

L’esempio che dà McCaw è nei comportamenti e anche nel rendimento.

Lui è il benchmark, come dicono i manager di oggi, o meglio la sua prestazione è il livello a cui tutti devono tendere per avere una prestazione positiva. Abbiamo usato l’espressione deve tendere, perché il suo work-rate è sempre quello più alto in ogni partita.

C’è poi un dato che è così sorprendente, da far pensare che sia sbagliato. In 113 partite con la maglia degli All Blacks è stato ammonito solo una volta. Eppure il data base che abbiamo consultato ci ha restituito solo l’ammonizione del 2006 contro il Galles.

Un record se pensiamo che in Australia per quello che è stato definito Richie “Hand Off 7” McCaw, ma soprattutto per uno che per la natura stessa del ruolo, vive sul filo della legge, in quel territorio del break-down dove la battaglia è davvero feroce. La grandezza di McCaw è anche questa, perché non siamo nel campo del “dono naturale”. McCaw ha imparato a giocare con l’arbitro, a testare in sicurezza, il limite operativo che deve tenere, a porsi in modo positivo, e alla fin fine a “giocare” nella squadra dell’arbitro.

Questo in campo, fuori dal rettangolo di gioco è il fidanzato e marito ideale, per le figlie e anche per mamme e papà, ma è anche l’amico che qualsiasi ragazzo vuole avere, uno con cui bere una birra al pub.

Un esempio per una nazione intera, un eroe, forse perché un po’ ha preso dal nonno, pilota di aereo nella seconda guerra mondiale. Dal nonno quanto meno ha preso la passione per il volo, ha ottenuto il brevetto di pilota e la sua guerra, fortunatamente, la fa in campo con la maglia degli All Blacks.

Donato Basile

Donato Basile


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