Perche’ il rugby?

5 Ottobre 2016by Donato Basile4
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Non sono qui per parlarvi di un argomento usuale di cui parlano tutti, tipo il calcio, per esempio.

Diciamoci la verità: chi mai può essere interessato oggi al rugby?

Immagino che voi sappiate che il pallone da rugby è ovale e non sferico come quello da calcio.

Che l’Italia sia un paese religiosamente calciofilo nel D.N.A. non è una novità, e il rugby rappresenta la “laicità” nello sport, la considerazione verso chi fa una cosa che è fuori dal comune.

Eppure, se esistono anche altri sport minori, perché parlare proprio di rugby?

Si parla di rugby perché, oltre ad essere lo sport di squadra per eccellenza , è uno sport che ha in seno dei valori encomiabili che potrebbero tornare utili per vivere meglio la quotidianità.

Una leggenda attribuisce a William Webb Ellis, uno studente della scuola di Rugby, l’invenzione dell’omonimo gioco. Nel 1823, in occasione di una partita di football giocato con regole ancora non standardizzate, Ellis raccolse la palla con le mani ed iniziò a correre verso la linea di fondo campo avversaria. Da quell’episodio dal valore rivoluzionario si fa partire la storia di questo sport  che oggi annovera quasi 100 nazioni, tra le quali l’Italia.

Il rugby è uno sport in cui la costante del gioco è il contatto fisico.

Per questo motivo da molti è visto come uno sport violento, ma in realtà in quelle azioni così “aggressive”(che aggressive non sono) si cela tanta disciplina e rispetto per l’avversario.

Tali valori sono appoggiati e rispettati da tutti quelli che sono attorno a questo sport, inclusa la tribuna, onorando quindi i vinti ancor di più dei vincitori, cosa che purtroppo non è possibile nel nostro benamato calcio. I ragazzi, che scelgono di dedicarsi a questa disciplina, fanno della propria vita una perenne palla ovale, anche quando non si trovano all’interno del rettangolo di gioco.

C’è da dire che non è uno sport per tutti, pertanto è sconsigliato ai deboli di cuore poiché il campo si tramuta in una  “guerra pacifica” dove si scontrano 30 ragazzi che per difendere a tutti i costi quella palla che rappresenta una parte di loro stessi, la tengono serrata al proprio corpo nonostante la “pioggia di dolore” che arriva dai colpi. Nel rugby ognuno ha un ruolo ben specifico e i giocatori vengono scelti soprattutto in base alla struttura fisica.

Ma va detta una cosa:  ogni squadra di rugby che si rispetti deve essere coesa, una macchina di giocatori assemblata come un’unica massa corporea. Quello che fa da collante a tutto questo è il cuore, il bene fraterno tra i compagni, la voglia di lottare tutti insieme per un solo obiettivo: la meta ( corrisponde al goal nel calcio)!  

Noi appassionati del rugby, diversi e un po’ sfigati come può esserlo in Italia chi non ama il calcio…  È un peccato perché il rugby ha le stesse capacità mitopoietiche del calcio e, come il calcio, permette di interpretare il mondo…Qualsiasi partita di rugby è una partita di calcio che va fuori di testa…Voglio dire che il rugby è spesso raccontato con una retorica che lo rende irriconoscibile.

Ai molti che non ne conoscono le regole appare la sfrenatezza di un regime psichico primitivo segnata dai gesti di ragazzotti saturi di irrequieto testosterone…

Il rugby – la comprensione del gioco, della sua nervatura, del suo spirito e consuetudine – spiegano, come meglio non si potrebbe, il deficit del carattere italiano e le debolezze del nostro stare insieme. Ecco perché a noi del rugby piace pensare che questo gioco così estraneo all’identità nazionale possa offrire, felicemente, un esempio per riformarla.

(Donato Basile cita “Giuseppe D’Avanzo”)

Articolo di Donato Basile.

Donato Basile


4 comments

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